Benché il reddito pro capite non sia tra i più bassi del continente africano, le condizioni di vita restano arretrate. Paese fondamentalmente agricolo con il 78% della popolazione attiva impiegato in questo settore, il Kenya ha dovuto affrontare dopo il 1963 il problema della riorganizzazione dell'agricoltura, con l'obiettivo di raggiungere nelle nuove cooperative e aziende medio piccole, i livelli di produzione precedentemente garantiti dalle grandi aziende europee.
La produzione è ancora caratterizzata dal divario tra agricoltura di piantagione e di sussistenza: la prima è praticata quasi esclusivamente da stranieri (europei, giapponesi, canadesi) ed è remunerativa; la seconda è destinata invece al consumo familiare ed è praticata su terre marginali e con delle tecniche arretrate.
Il patrimonio zootecnico è costituito in prevalenza da capre e pecore, pochi i bovini. Sia il settore agricolo che quello zootecnico subiscono periodicamente gravi danni nei periodi di siccità, mentre la povera gente semina mais quando piove.
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