Parrocchia Ss. Gervasio e Protasio - Gruppo Missioni Terzo Mondo

La nostra storia.

di Gianni Scarpa.

1) Vi racconto la mia bella esperienza.

Mi volto indietro e dico a me stesso: Dio mio, quanto tempo è passato! Eravamo nel 1993. Alcuni dei nostri figli erano impegnati nello scoutismo. E noi genitori? A dirla in breve, fummo concordi nella decisione di dar vita a un impegno comune finalizzato a una nuova attività, da portare avanti parallelamente a quella dei nostri ragazzi in uno spirito di piena condivisione. Sentivamo tutto questo quasi come una necessità fondamentale. In fondo, è sempre vero che si può, e si deve, imparare anche dai più giovani. L'idea che allora ci affascinò fu quella di impegnarci nell'ambito della solidarietà e dell'aiuto all'infanzia del Terzo mondo. Decisiva, in quest'ottica, fu però la “lezione” che ci venne da un ingegnere di Udine, Gianandrea Gropplero di Troppenburg. Perché parlo di “lezione”? Per comprenderlo, è necessario un riferimento all'esperienza dell'ingegnere Groppello, da lui stesso raccontata.

Continua… Alla prossima cari amici.

 

2) L’ingegnere racconta.

Raggiunta l'età della pensione (questa fu la sua testimonianza), egli si reca in India presso la missione di Madre Teresa di Calcutta. Qui si propone come volontario. Ma ecco la “sorpresa”: Madre Teresa, prendendogli le mani e guardandolo negli occhi, lo invita a non fermarsi lì, ma ad impegnarsi altrove. E non era certo un rifiuto, ma un saper guardare più lontano da parte di chi, come Madre Teresa, conosceva bene quella realtà. Fu così che l'ingegnere, dopo il disappunto e la delusione, decise di mettere al servizio dei bisogni elementari di quella popolazione le sue competenze ingegneristiche-idrauliche. Fu questo il suo volontariato, che si tradusse nella progettazione di acquedotti e pozzi d'acqua potabile in quei territori. Un sollievo non da poco (un miracolo?) per la sete e il lavoro di uomini, donne, vecchi, bambini e, perché no, animali. Una bella storia, non vi pare? Ma è una storia questa che continua.

Alla prossima, cari amici.

 

3) Ancora l’ingegnere.

Nel corso di quella esperienza, l'ingegnere conosce sempre meglio e più a fondo quella realtà e le sue caratteristiche. Ci segnalò, allora, un’urgenza e ci rivelò un numero: il numero (magico? in un certo senso, sì) di 131 bambini indiani da adottare. Naturali, a quella proposta, i nostri dubbi: impossibile! come si fa? Per la verità, una soluzione ci sarebbe stata: potevamo fare riferimento all'esperienza e alla disponibilità ad aiutarci di Carol Faison, una signora americana residente a Venezia e da poco impegnata nel campo dell' aiuto a distanza ai bambini indiani. E’ lei che ci ha fatto conoscere l’ingegnere. Ma, in fondo, la nostra decisione era stata già presa in autonomia. E siamo andati avanti. Prendiamo a questo punto contatti epistolari con padre Paschali, direttore del boarding-home (collegio) di Darbhagudem. Nel corso di questo scambio poniamo al sacerdote domande di tipo, diciamo così, economico: era sufficiente la somma di 120 dollari richiesta, per il sostentamento di un bambino? Non lo era? Il parroco aveva bisogno di altro ancora?

Quale fu la replica del sacerdote? Sarà, cari amici, il contenuto del mio prossimo “capitoletto”

 

4) La replica del sacerdote.

La risposta fu netta: non ce n'era bisogno. Per lui l'unico obiettivo che contava era quello di garantire ai bambini il diritto allo studio e a un futuro decisamente migliore. Fu il “semaforo verde” per la nostra iniziativa. A quel punto sapevamo quello che c'era da sapere sulla concreta possibilità che il nostro aiuto potesse realmente raggiungere quei bambini. Così quel seme ha dato nel tempo i suoi frutti. Da allora, grazie all'impegno del Gruppo Missioni Terzo Mondo (GMTM), non pochi sono stati i giovani indiani che hanno potuto godere del nostro aiuto. Così essi (provenienti dalla casta degli intoccabili!) han potuto vivere dignitosamente e studiare in collegio, pur non essendo orfani. E possiamo dire che c'è stato anche un lieto fine: molti di loro, grazie al sostegno partito dall'Italia, hanno raggiunto la laurea o, in ogni caso, hanno acquisito strumenti utili per il loro futuro. E soprattutto, alcuni di loro non hanno dimenticato il villaggio di origine, al quale dedicano una continua attenzione e danno una mano non trascurabile, particolarmente ai bambini più bisognosi. Così il ciclo della solidarietà e dell‘altruismo si autoalimenta e continua a vivere. Potrebbe sembrare una favola, ma non lo è.

E anche questa favola continua. Alla prossima.

 

5) Qui comincia l’avventura

Riusciamo, così, a partire per questa stimolante avventura. Che nome le diamo? Convinti della bontà di tale iniziativa e guidati dall’entusiasmo del nostro referente operativo, il ventisettenne ex capo scout Andrea Groppo, decidiamo di “battezzarla” con il nome di “Operazione Andhra Pradesh” Perché Andhra Pradesh? Perché è lo stato indiano in cui questi ragazzi vivevano: insomma, un omaggio alla loro terra. Diamo finalmente inizio a questa “avventura”, con tutto il nostro entusiasmo, ma - devo anche dire - non senza qualche difficoltà. Si trattava infatti di individuare nella cerchia dei nostri amici quelli disposti ad assumersi l'impegno e l'onere del sostegno allo studio di questi 131 bambini fino al compimento dell’intero percorso scolastico. Devo anche ricordare che, in un primo momento, avevamo previsto una durata di tale sostegno solo fino al raggiungimento del diciottesimo anno di ciascun ragazzo. Una bella differenza, non vi pare?

Continua.....

 

6) dubbi ed incertezze sul da farsi.

Eravamo, perciò, incerti sulla strada da scegliere. Da questa situazione di incertezza ci trasse fuori il vescovo John Mulagada della diocesi di Eluru. Fu lui, appunto, che ci fece orientare per la prima scelta: del resto, egli aveva l'autorità per farlo. Un'autorità derivantegli dall'essere il primo vescovo indiano proveniente dalla casta dei cosiddetti Intoccabili e dalla sua esemplare esperienza di vita. In effetti, la richiesta di mons. Mulagada fu netta e chiara: egli la formulò ricorrendo ad un'immagine molto bella e delicata, per noi tutti toccante. Sospendere l'aiuto ai ragazzi una volta divenuti maggiorenni - egli disse - sarebbe come togliere le ali ad un uccellino che ha appena imparato a volare. No, quell'uccellino deve continuare il suo volo! Cioè, fuor di metafora, i ragazzi dovevano essere accompagnati e sostenuti fino al termine del loro ciclo di studi. A quel punto, la nostra decisione era presa: monsignor Mulagada ci aveva convinti, grazie certamente alla sua autorità, ma anche all'efficacia (e alla delicatezza) delle immagini di cui si era servito. Tutto questo accadeva nel 1996, un anno decisivo per la nostra iniziativa. Le difficoltà, però, non erano finite.

Alla prossima puntata....

 

7) ancora qualche dubbio.

Ci chiedevamo: “Che cosa ci potrebbe trattenere o ostacolare? La paura di un impegno costante? La difficoltà della distanza e della lingua? Non stiamo forse inseguendo un sogno?” “No – fu la nostra risposta -, non possiamo impedirci di guardare alle troppo profonde differenze tra i nostri figli e quei bambini: tutti devono avere uguale diritto allo studio e a una vita decorosa!”. E così, nonostante tutte le nostre perplessità, siamo riusciti ad ottenere, nel corso di tutto l'anno 1994, due risultati molto positivi: il sostegno per tutti i ragazzi di padre Paschali e l’aver fatto conoscere alla nostra comunità l'idea e la prassi dell'aiuto a distanza. Per questo “successo” un grazie doveroso da parte nostra va (anche) ai giornalisti della stampa locale: Gente Veneta, Il Gazzettino, La Nuova Venezia, che hanno seguito con attenzione, spirito di condivisione e professionalità il nostro lavoro.

Continua.....

 

8) le scelte significative.

Su un piano più strettamente privato, invece, devo confessare che, all'inizio, il mio coinvolgimento fu, come dire, un po’ tiepido. Del tutto diverso e senz'altro più costruttivo fu, al contrario, l'atteggiamento di altri partecipanti all'iniziativa. Mia moglie innanzitutto, che, mossa da quelli l'istinto materno che non ha bisogno di molte parole, scelse la scheda numero 49: un numero che corrispondeva al nome di un ragazzino di 14 anni, segnato da un incidente stradale che lo aveva privato di una gamba dal ginocchio in giù. Si chiamava Goli Harinarayana, ed era coetaneo di nostro figlio Nicola. Le schede n. 72 e n. 130 corrispondevano invece ai nomi, rispettivamente, di Dola Manga Raju e Gangi Prem Kumar, il bambino più piccolo del gruppo. Che cosa fece, allora, Andrea, peraltro in procinto di diventare padre per la prima volta? Un gesto nobile e forte: Gangi lo adottò lui, mentre la scheda di Dola la diede come dono di nozze a una coppia di suoi amici fraterni che stavano per sposarsi (con l'invito, per gli anni successivi, a versare la quota di adozione). Il destino, quella volta, si era rivelato benevolo per i tre ragazzi. Non furono i soli, per fortuna. Ma se ho fatto i loro nomi, non è stato senza motivo: essi entreranno in più occasioni in questo racconto.

Continua.....

 

9) Qualche considerazione.

Possiamo a questo punto fare qualche considerazione? Certo, credo proprio di sì. Questa, per esempio: l'atto di adottare a distanza esprime il desiderio profondo, quello di aprire le braccia all'altro, senza però la presunzione di voler trattenere alcuno. Si sa: spesso, nel nostro nel mondo occidentale, l’amore che si vuole e si cerca è annoverato sotto la categoria del potere. L'adozione a distanza no, perché è la liberazione da uno slancio di possesso attraverso l'amore per l'Altro, senza sradicarlo dalla sua cultura e offrendogli la possibilità di essere se stesso fino in fondo. Evidentemente questo “messaggio” è stato accolto e condiviso, se è vero che nell'anno 1995 abbiamo visto aumentare le richieste di adozione. Infatti, oltre a prendere in carico altri 96 ragazzi di Darbhagudem, abbiamo adottato 61 ragazzi del Boarding-home indiano di Mogalthur. Il buon seme ha continuato a dare i suoi buoni frutti. Cosa ne pensate?

Continua.....

 

10) Una nuova iniziativa.

Degna di essere ricordata è anche un'altra iniziativa: era il Natale 1994 quando, con gli amici del Gruppo Insieme (con cui abbiamo collaborato fino al 1996) e con l'aiuto di Carol, abbiamo deciso di dare una concreta testimonianza della nostra solidarietà e vicinanza affettiva a quei ragazzi. Da Venezia abbiamo inviato via mare un container carico di regali e oggetti utili: stuoini per adagiarvisi e dormire, medicinali, biciclette, indumenti, carrozzine per disabili, donati da vari benefattori e associazioni. E’ stato il nostro affettuoso “Buon Natale, ragazzi”. Nel giro di poco tempo abbiamo pensato di andare in India per verificare di persona che tutto, come si suol dire, filasse liscio. Perché questo viaggio? Perché eravamo al corrente di una situazione e di voci imbarazzanti sul conto e sull'operato non proprio limpido (così almeno, si diceva), di una associazione di un paese a noi vicino. Il tutto, con grande danno di tanti poveri bambini africani. Era assolutamente necessario, pertanto, assicurarsi che questa mala pianta non infestasse il campicello di cui con tanto amore ci prendevamo cura nella lontana India.

Continua.....

 

11) Pensando all’India.

Per l’impegno che ci eravamo presi con le persone che ci avevano dato fiducia, e su sollecitazione di Andrea, si è deciso, allora, di recarci in India, per verificare di persona che tutto fosse come doveva essere. Così è stato pianificato il primo viaggio in quel Paese sconosciuto e lontano. Il motto che abbiamo sempre rispettato in questi 25 anni è stato: i soldi che arrivano dagli sponsor per i ragazzi aiutati a distanza, devono andare tutti a loro. Solo così si può parlare di “puro volontariato”. Per ciò, tutti i viaggi intrapresi in questi anni nei luoghi dove operiamo, sono sempre stati pagati dalle singole persone. E i risultati di queste nostre “verifiche” in loco sono stati sempre positivi e incoraggianti. Un vero e proprio “nutrimento” per continuare ad alimentare il fuoco dei nostri sentimenti verso quei bambini così bisognosi.

Continua......

 

12) Partiamo per l’India?

Così la pianificazione del viaggio cominciava a prendere forma, anche grazie all'esperienza di Carol che ci ha aiutato ad organizzarla. Chi viene com me, chiede Andrea? Le prime persone che hanno risposto con un si convinto sono state mia moglie e due ragazze capi scout con una loro amica. Poi, dopo alcuni giorni, si sono aggiunte altre due coppie e una famiglia con una bambina di nove anni. Ed io? L'entusiasmo mi mancava, tante erano le mie preoccupazioni: non avevo mai volato, un mondo sconosciuto mi aspettava, un'alimentazione tanto diversa dalla mia. La decisione, ferma, di mia moglie che voleva conoscere Goli, mi ha fatto abbandonare tutti i miei dubbi, e così ho dato la mia adesione. Nei giorni precedenti al viaggio ho avuto un susseguirsi di pensieri su ciò che sarebbe potuto succedere. Come mi sarei sentito, io che da ferroviere ero abituato a viaggiare sulle sicure rotaie, mentre ora ero totalmente nelle mani del pilota? Siamo partiti il 22 dic 1995: eravamo in tredici persone con 17 valigie. Siamo arrivati puntuali alle ore 12.00, all'aeroporto Marco Polo, per il check-in. La partenza era prevista per le ore 13.30 con volo Air France e due scali, uno a Parigi e l'altro a Bombay (ora Mumbai). L'arrivo ad Hyderabad era previsto per il giorno 23 alle ore 14.30 locali.

Continua......

13) Partiamo!

Il viaggio, da subito, si è rivelato come una vera e propria odissea. Il decollo dell'aereo è avvenuto con un ritardo di circa due ore. A Parigi siamo arrivati con lo stesso ritardo; una corsa affannosa per il volo Air India che ci stava aspettando. Il posto mio e quello di mia moglie erano in coda, adiacente all’area in cui i viaggiatori della zona non fumatori venivano a fumare. Accanto a me una signora francese: aveva sul suo tavolino il pacchetto azzurro delle sigarette Gauloise, la cicca sempre alle labbra e un bicchiere di cognac che continuava a svuotare e riempire. Insomma, mi trovavo in una camera a gas io che da qualche anno avevo smesso di fumare. Giunti anche a Bombay in ritardo, abbiamo avuto un’altra sorpresa: il pullman che doveva portarci all’aeroporto nazionale non c’era. Abbiamo dovuto prendere al volo dei taxi che, con corse spericolate, ci hanno condotto al nuovo aeroporto. L’aereo ci stava aspettando: eravamo gli ultimi a salire! Nell’aereo centinaia di occhi indiani ci guardavano con stupore. Occhi parlanti, che ci dicevano in silenzio: siete in India! Che partenza!

Continua......

 

14) Eccoci in India!

Finalmente siamo in india! Ci accoglie il vecchio, fatiscente aeroporto di Begumpet, ad Hyderabad. Non era ancora finita, però, l'odissea del mio primo viaggio. Perché? Perché i nostri bagagli, molto meno veloci di noi, tra un cambio aereo e l'altro, erano rimasti a Parigi. Ci aspettava però, alla fine, una bella e positiva sorpresa: Di fronte a noi c'era padre Paschali! Ora, finalmente, potevamo vederlo in carne ed ossa! Sfoggiava un sorriso luminoso, di un bianco in netto contrasto con la sua pelle scura. E che dire delle sette rose rosse che padre Paschali portava con sé per offrirle ad ogni singola compagna di viaggio? Poteva mancare, alla fine di questa prima conoscenza, un lungo, sincero e caloroso abbraccio?

Di seguito Vi proponiamo un breve filmato del primo avventuroso viaggio in India girato nel lontano 1995, per vederlo cliccate qui: Facebook.

Continua......

 

15) India! Il sogno diventa realtà.

Quella che segue è la sintesi della relazione tenuta nell'incontro con gli sponsor dopo il nostro ritorno dall'india. la relazione, arricchita da significative immagini è stata scritta e letta da me, Sonia, Alberto, Francesca P.

SONIA

Scrivere, per noi, diventa quasi una necessità, ma anche dall'India ci giungono lettere, cartoline, insomma una fitta corrispondenza. D'altronde siamo stati noi stessi a rivolgere, alla fine di ogni nostra lettera, l'invito pressante “Write me son”,“scrivimi presto”. Ma ecco nascere in noi tutti il desiderio di rendere più solido questo collegamento. Come? E’ presto detto: conoscendo di persone i nostri bambini, per poterli guardare negli occhi ed abbracciarli? Un sogno? No, se è vero che questo sogno è diventato progetto e, infine, realtà. La realtà della nostra partenza per l’India. Ma reali sono anche i nostri dubbi, timori, perplessità: che realtà troveremo? di che cosa potremo avere bisogno?

Di seguito vi proponiamo un breve filmato dell'arrivo in India, per vederlo cliccate qui: Facebook.

Continua.....

 

16) ancora SONIA

Ecco allora che le nostre valigie si riempiono: di tutto un po'. Farmaci anti-dissenteria, disinfettanti, lenzuola pulite, scatolame vario, autan. In più, in ogni valigia, una foto. E’ il bambino che abbiamo adottato e che seguiamo da un biennio. Immancabili le domande: sapremo riconoscerlo? come e quanto è cresciuto? come comunicheremo con lui, sempre che avrà anche lui voglia di incontrarci? Il regalo che gli porteremo sarà di suo gradimento? Infine: non stiamo andando incontro ad una brutta delusione, se per caso tutto si rivelasse un imbroglio? Ad ogni modo, si parte. Ci aspetta l'india, l'immensa india. Chissà come sarà.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere la seconda parte del video girato in India.

Continua.....

 

17) India! Il sogno diventa realtà.Il racconto continua con la sintesi della relazione fatta da ALBERTO.

L'impatto è forte, molto forte. Il volto dell'India non è propriamente delicato: fatiscente l’aeroporto di Begumpet in cui sbarchiamo con ritardo: scomparsi i bagagli; un carosello infernale di taxi, risciò di ogni tipo, vacche, un lezzo che dà la nausea; fogne a cielo aperto ai cui bordi giocano bambini. Anche i dati numerici ti lasciano a bocca aperta: un territorio grande dieci volte l'Italia, una popolazione che sfiora il miliardo di persone, centinaia di lingue e dialetti, più di una dozzina di tipi di scrittura, un'infinità di sette religiose, centinaia di raggruppamenti e partiti politici, tre milioni di biciclette fabbricate ogni anno, milioni di vacche che si aggirano per le strade (asfaltate solo il 50%), treni ancora a vapore, un fiume, il Gange, in cui si immergono i fedeli pur sapendo che è molto inquinato e ancora: una grandinata può provocare centinaia di morti, un tale può vincere una causa iniziata 761 anni prima! E il cibo? Piccantissimo! E l'acqua? Si attinge proprio da quel fiume! Sì, siamo in india!

Cliccando qui: Facebook. potete vedere la terza parte del video girato in India.

Continua.....

 

18) ancora Alberto

Ancora qualche parola sulle religioni. Certo, il numero delle confessioni e delle sette è superiore a quello di ogni altro paese del mondo. Ma la religione predominante, professata dalla stragrande maggioranza delle persone, è l'Induismo. E’ attraverso la meditazione che i fedeli cercano dentro di sé il proprio Dio. Al vertice di questa esperienza spirituale c'è il “Moksha”: È la salvezza spirituale che ricongiunge l'uomo allo spirito universale e pone fine alla necessità di perenni reincarnazioni. La loro Trinità è costituita da Vishnu, Shiva che ha sposato Parvati e da lei ha avuto Ganesh, il dio dal volto di elefante.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere la quarta parte del video girato in India.

Continua.....

 

19) India! Il sogno diventa realtà la sintesi della mia relazione.

GIANNI

Da Hyderabad ai due collegi la strada, percorsa in jeep, sembra non finire mai. Lo scenario è affascinante, ma anche sconvolgente, se non proprio crudele (per quello che offre alla vista). Intorno a noi un “fiume di vita” indimenticabile: un crocevia di caste, uomini, interi mondi in movimento. Ingorghi di auto, assordante coro di clacson, negozietti scalcinati, bancarelle con frutta e verdura esposta… per terra, folla di clienti che si muovono senza tregua. Poi, finalmente, la campagna, coi suoi colori riposanti. Villaggi di contadini e capanne di fango. Ed ecco fanciulle che vanno in risaia con i loro sari dai colori vivacissimi e, più in là, un vecchio asceta vestito solo con uno straccio bianco, con la ciotola per le elemosine in mano, avvolto da una surreale nuvola di polvere rossa sollevata da camion enormi padroni indisturbati di quelle strade.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere la quinta parte del video girato in India.

Dicembre 1995 - Privi dei nostri bagagli rimasti in qualche aeroporto, ci siamo adeguati alle abitudini di vita per forza maggiore: abbiamo dovuto acquistare il necessario per i giorni successivi . Spese che abbiamo fatto con guida speciale, quella di padre Paschali. E’ stato, quello, un momento non di semplice evasione, ma di vera e propria immersione nella quotidianità della vita indiana.

Continua.....

 

20) India! Il sogno diventa realtà la sintesi della relazione di FRANCESCA.

Per fortuna c'è un'altra india. Quella dei bambini che ci sorridono, della generosità di padre Paschali, quella di padre Bala, seminarista. Per descrivere questa India vorrei avere il dono della scrittura artistica e della pittura. Altrimenti, come potrei descrivere l'emozione da me provata la vigilia di Natale del ‘95, alle 20,30 ora del mio arrivo a Darbhagudem? Emozione è rara, indimenticabile, incancellabile. Ancora sento le grida di gioia e le manifestazioni festose al momento del nostro arrivo, le luci colorate degli addobbi natalizi, gli sguardi intensi, i sorrisi affettuosissimi. Come non potrò dimenticare il profumo delle ghirlande di fiori che ci hanno messo al collo e il calore delle mani di tutti i bambini che volevano salutarci. Di tutto questo, e di altro ancora, sono grata a Ravi, a Goli, a Chinna Babu, a Kumar, a Dola e a mille altri. E so che, per tutto questo, non c'è, non ci sarà, nessuna moneta per i pagare questi bambini.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere la sesta parte del video girato in India.

Continua.....

 

21) India! Il sogno diventa realtà ancora Francesca

Anche altre immagini, però, difficilmente se ne andranno dalla nostra mente. Immagini di grandi città sovraffollate con le periferie poverissime, attraversate da rigagnoli e fogne a cielo aperto, abitate da una folla poverissima. Ricordo ancora la voce lamentosa di chi chiedeva l'elemosina o i gesti di mamme che chiedevano qualcosa da mangiare per il bambino tenuto in braccio o la generosità di una bambina di 4-5 anni che subito, appena ricevuto da noi qualche frutto, corre a dividerlo con amichetti e fratellini poco lontano. Al confronto, i collegi di Darbhagudem e di Moghaltur sono un paradiso, dove ci hanno offerto una bellissima ospitalità, tanto che alla eventuale domanda: è stato possibile per voi, lontanissimi da casa, senza bagagli perché smarriti, sentirsi come a casa vostra? La risposta è senz'altro: sì, è stato possibile grazie al personale di Moghaltur e soprattutto a quello di Darbhagudem.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere la settima parte del video girato in India.

Continua.....

 

22) India! Il sogno diventa realtà

Il ritorno a casa.

E’ il 7 gennaio. Esausti per le inenarrabili traversie causate da uno sciopero degli ingegneri di volo durato due giorni (da noi vissuti in aeroporto), lasciamo Bombay (oggi Mumbai), torniamo a casa. Ci portiamo dentro un turbinio di immagini, soprattutto quelle dei bambini entrati ormai a far parte del nostro mondo affettivo. Ci conforta il pensiero che tutto il nostro impegno verso quei ragazzi è andato a buon fine, ed è un pensiero che ci dà serenità. Sentiamo che si sono del tutto dissolti i dubbi che si potevano nutrire in questa impresa delle adozioni a distanza. E anche questo ci dà serenità. Saremo capaci di fare ancora di più? Sì, sono convinto che questa esperienza ci sarà di stimolo per organizzare e realizzare nuovi progetti per garantire ai nostri ragazzi un futuro migliore. Come, anche, ci siamo convinti che la solidarietà intesa in tal modo può diventare testimonianze di carità e di amore.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere il video girato in India.

Continua.....

 

23) dopo il nostro arrivo.

A questo punto, cari amici, comprenderete che della nostra iniziativa e delle nostre (dis)avventure di viaggio qualcuno, oltre la nostra cerchia, era venuto inevitabilmente a conoscenza. Detto così con un po' di autoironia, eravamo divenuti famosi! Posso ben dirlo! E sapete perché? Perché, già durante lo sciopero nell'aeroporto di Bombay siamo stati contattati in diretta dal TG3 Veneto, nel corso del quale abbiamo riferito su quanto ci accadeva; l’eco si è allargata, poi, fino alle redazioni della stampa locale. Al nostro arrivo, inoltre, sono stato contattato dalla giornalista Alda Vanzan: l'intervista è stata pubblicata sul GAZZETTINO del 14 gennaio 1996. Chi volesse conoscerne il contenuto può cliccare nel nostro sito alla pagina Il Gazzettino così potrà scoprire l'aspetto scaramantico della storia, evidenziato spiritosamente proprio dalla giornalista colpita dal fatto che 13 persone erano partite di venerdì portando con sé 17 valigie! A questo punto, non posso non sottolineare che la curiosità professionale della giornalista è diventata in seguito vero e proprio interesse partecipato alla nostra iniziativa. Un'ultima cosa, cari amici: continuerò a pubblicare altri contenuti.

Continua.....

 

24) la giornata tipo nel bording-home

Ma qual è la giornata tipo di questi ragazzi? Come vivono la loro quotidianità? Ecco le note di un ipotetico (ma fedele) diario di uno di loro: Si fa giorno, bisogna alzarsi (da terra). Tutti al pozzo a lavarci, a rinfrescarci, pronti per il ripasso delle lezioni del mattino. Alle 13,00 il caldo si fa sentire; le prime lezioni sono terminate, per fortuna l'interrogazione è andata bene. Un po' di riso, un uovo e una banana sono il mio pranzo, poi tutti all'ombra del solito mango (per un pisolino?). Ma le lezioni non sono finite: alle 14,30 riprendono. Materie: telugu, hindi e matematica. Abbiamo l'accompagnamento del cinguettio di tanti pappagallini verdi. Dopo la fine delle lezioni alle 16,30, partitella nel vasto campo davanti alla chiesa. Divertente, peccato solo che abbiamo perso. Ora andiamo a lavarci al solito pozzo ( mi ricorderò del sapone?). Dopo le 19,00, ancora un'oretta di studio, poi a cena, dove leggo la lettera dello sponsor italiano. Ancora un ripasso delle lezioni di domani, poi a nanna. S'è fatto buio, tutti in camerata. Un pensiero e un saluto per voi, amici italiani. Grazie di tutto! E tornate a trovarci! Ciao!

Cliccando qui: Facebook. potete vedere il video girato in India.

Continua.....

 

25)......

Della ricchezza e varietà paesaggistica dell'India, o almeno dei luoghi dove noi operiamo, ho già pubblicato vari interventi che hanno dimostrato la capacità, da parte degli autori, di saper cogliere i vari aspetti, prevalentemente esteriori, di quel cangiante coloratissimo paesaggio. E così abbiamo apprezzato la sintesi che Sonia ha prodotto, relativa ai nostri bisogni di organizzazione, ai dubbi, alle incertezze tutte legate all'ansia di raggiungere e conoscere da vicino i bambini adottati, ma anche alla gioia di aver fatto un notevole passo avanti nella realizzazione del nostro progetto; quella di Alberto sugli aspetti forti che caratterizzano il volto fisico, politico e religioso dell'india; la mia, che ho scelto per mettere in evidenza la vitalità di quel fiume di vita che ti viene incontro e che non si dimentica; e infine, quella di Francesca, che si concentra intensamente sulle manifestazioni gioiose dei nostri bambini che erano là, a Darbhagudem, ad aspettarci. Non tutte le testimonianze, come vedrete, si concentrano sul vissuto e sul momento descrittivo della nostra esperienza indiana: quella di mia moglie Eddy che pubblicherò nel prossimo post, sarà tutta centrata sul sentimento da lei provato nel momento davvero intenso dell'incontro con un nuovo “figlio”.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto scattate in India e un articolo del Gazzettino relativo al viaggio.

Continua.....

 

26).....

Dunque, come già accennato, la nostra esperienza si è caratterizzata anche in un senso più stretto: quello delle emozioni legate alla interiorità. Da questo punto di vista, parole nette e chiare si leggono nella lettera-diario che mia moglie Eddy ha scritto intitolandola “Lettera a mio figlio indiano”; una lettera ideale, pubblicata nel numero 2 del febbraio 1996 di “Carpinetum”, dalla quale traspare tutto un mondo di emozioni, pensieri, sogni e progetti per l'avvenire in cui il bambino e la “madre” vivranno un nuovo rapporto. E’ per questi motivi, e per le caratteristiche stesse di questa lettera-diario, che ho deciso di pubblicarla integralmente, anche se lunga.

LETTERA A MIO FIGLIO INDIANO.

Dolcissimo Goli Hari Vorrei rivivere ancora e poi ancora l'emozione provata quando, dopo un viaggio che sembrava non avere mai fine, su strade buie e sconnesse, sfiduciato per numerosi contrattempi, Il nostro gruppetto di genitori adottivi è sceso da quello sgangherato bus, a Darbhagudem, la vigilia di Natale. Mille luci e addobbi ci hanno accolto all'ingresso della scuola orfanotrofio San Pietro e Paolo, mentre una moltitudine di bambini intonava canti posandoci al collo ghirlande di fiori, intrecciati con tanta pazienza. Sorrisi, strette di mano, inchini di riverenza alla maniera indiana. Era per noi tutta quella festa? Chi eravamo noi per meritare tanto? Persone che non avevano nulla ci offrivano le uniche cose di cui erano ricche: amore e condivisione. Frastornato è commosso, nessuno di noi riusciva a pronunciare parola né, a un certo punto, a trattenere le lacrime. Come per incanto, la stanchezza era svanita sopraffatta dalle emozioni ; una di quelle emozioni così forti che in rare occasioni si trovavano nella vita, che ti arricchiscono e che ti porti dentro negli anni a venire. Intanto ognuno di noi cercava tra la folla di bambini, ragazzi, gente del villaggio (accorsa anch'essa per condividere questi momenti di festa), il volto caro e ben noto nel proprio figlio adottato a distanza. Avevo sognato spesso, caro Goli, questo momento, e confesso che non pensavo potesse realizzarsi. ma ecco che finalmente, proprio la vigilia di Natale, il Signore così presente in mezzo a noi ha fatto sì che si avverasse. Il signore ha scelto proprio il giorno più bello per esaudire la mia preghiera: fra i volti sorridenti di cui si distingueva nella notte il bianco degli occhi e il candore dei denti, mi sei comparso davanti reggendoti alla stampella e subito si è stabilito tra noi un legame forte, profondo e al tempo stesso struggente perché tu, per me, da quel momento sei diventato il figlio svantaggiato rispetto agli altri due lasciati a Mestre, il figlio che non potevo accompagnare nella crescita, coccolare, curare quando era malato, consolare nei momenti di sconforto. E tu di questi momenti ne devi aver passati tanti! Come potrei dimenticare il sorriso timido del tuo primo approccio, il volto fiero di sedicenne quando hai pronunciato il tuo nome e infine quell'abbraccio che sanciva un vincolo fra madre e figlio, fino ad allora solo epistolare, quel volto bello e dolce mi ha pagato di molte fatiche e disagi. -Mother - mi hai detto, e mi hai tenuta stretta accompagnandomi lungo il vialetto che conduce alla casa di padre Paschali, senza mai sciogliere le braccia per paura che me ne andassi. Mi sono sentita ancora una volta mamma, come se ti avessi messo al mondo io e ti avessi ritrovato dopo tanto tempo. Avevamo tante cose da dirci. brevi frasi in inglese si accavallavano, si sovrapponevano; parole spezzate dette in fretta per dal posto ad altre... ma soprattutto gesti. Noi due ci siamo capiti fin dall'inizio e poi sempre meglio. Potevamo perfino dialogare mentre un codazzo di bambini, sempre intorno a noi (ci facevan da interpreti) si faceva in quattro per aiutarci a comunicare. Erano felici per noi. Ho capito che le persone buone e semplici sanno condividere i momenti belli e così la gioia di uno è la gioia di tutti. Non ho mai visto invidia o disprezzo fra quei bambini, sentimenti molto comuni nella nostra società del benessere; non ho mai visto sguaiataggini o cattive maniere, bensì signorilità nel comportamento, povertà dignitosa, mai miseria. Serbo gelosamente in cuore il ricordo della S. Messa celebrata la notte di Natale fra la gente umile del villaggio, accorsa a rendere omaggio a Gesù Bambino che padre Paschali aveva deposto nella mangiatoia del presepe. Ho vissuto per la prima volta il Natale in maniera appagante consapevole che Dio si è fatto carne in mezzo ai poveri e agli uomini. Lontana dal frastuono della società opulenta e consumistica ho riconosciuto il bambino Gesù dietro gli occhietti vispi di quei bambini che ci spiavano incuriositi e ammiccanti. Sono certa che queste mie riflessioni erano anche quelle dei miei compagni di viaggio. - Ma è tutto vero? Ma sta accadendo proprio a noi tutto questo? - qualcuno diceva con la voce rotta dall'emozione. Poco alla volta la tensione si scioglieva e ha lasciato il posto, nei giorni seguenti, al dialogo, alla confidenza, alla condivisione delle abitudini indiane. Nessuno dei miei amici ha sentito la mancanza dei bagagli, persi chissà dove da una settimana, l'assenza della televisione e dei giornali. stavamo bene “fuori dal mondo” e dal tempo, il nostro gruppo così eterogeneo si è sentito più unito grazie ad un comune denominatore: l'amore verso questi bambini e l'impegno a dare di più per rendere la loro vita meno disagiata. Dolcissimo Goli, ci siamo lasciati con la promessa di rivederci presto e così sarà. Mi piace coricarmi la sera pensando a tutti voi ragazzi, addormentati uno accanto all'altro rannicchiati nelle coperte. Chiudo gli occhi e ho ancora viva l'immagine di quell’immenso cielo di Darbhagudem, nero, tempestato di stelle che non ne ho mai viste tante in vita mia e così luminose, e quei silenzi notturni rotti soltanto dal canto delle rane e dei grilli.

Con affetto tua madre

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto scattate in India relative al viaggio.

Continua.....

 

27).....

A questo punto, cari amici, sento l’esigenza di interrompere momentaneamente la sequenza temporale del racconto per tentare di esprimere fedelmente l'emozioni da me provata 23 anni dopo il primo viaggio. L'intensità di tale emozione è dovuta al fatto che, in quel caso, non ho rivisto il solo Goli (come negli altri due miei viaggi, nel 2003 e nel 2013), ma lui insieme alla famiglia che si era creato. Comprenderete che questa esperienza rivelatesi particolarmente intensa ed emozionante, non poteva non spingermi a proporre questa momentanea “svolta” nel racconto. Ultima e fortissima emozione del mio viaggio nel gennaio 2018. Stavo per passare la sicurezza dell'aeroporto di Vijayawada per imbarcarmi per Hyderabad. Sapevo che doveva venirmi a salutare Goli, il primo ragazzo che mia moglie ed io abbiamo adottato 24 anni fa. Con lui mi sono accordato che ci saremmo rivisti ancora per un saluto e che avrebbe portato anche la sua famiglia. Ero lì che aspettavo con ansia il suo arrivo, ansia che cresceva di minuto in minuto perché si faceva tardi ed io dovevo andare. Gli amici del Gruppo erano già pronti per passare la sicurezza del check-in, e mi invitavano a seguirli. Anche Goli e la sua famiglia mi cercavano. In quel momento ho rivisto lo stesso sguardo, lo stesso sorriso del bambino che Eddy ed io abbiamo incontrato in Darbhagudem per la prima volta la notte di Natale del 1995. La nostra voglia di abbracciarci era così evidente da superare la rigidità del poliziotto che alla fine ci ha permesso di avvicinarci. Ho abbracciato con gioia Goli e la moglie, che mi ha conquistato col suo sorriso, mentre i loro due bambini di 3 e due anni mi osservavano con un sorriso pieno di stupore. Presto sarebbe arrivata una sorellina. Grande, devo dire, è stata l'emozione, ed altrettanto intensa la commozione dei miei compagni di viaggio che ho ritrovato con gli occhi lucidi.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto scattate in India relative al viaggio.

Continua.....

 

28) CHIARA e CHINNA BABU: la bambina italiana e il "ballerino" indiano.

Ancora una “svolta” che interrompe il filo cronologico della narrazione. Torniamo al diario di viaggio del 1995. All'interno di questo viaggio mi sembra bello e giusto inserire... una storia che potrebbe sembrare una favola, ma non lo è. Chiara è una bambina italiana di nove anni. Nel corso del viaggio conosce a Darbhagudem un bambino indiano di nome Chinna Babu, che ci dimostra in più occasioni la sua bravura nel ballo. Colpita dalla sua simpatia, Chiara chiede al papà di adottare proprio quel bambino. Il papà la accontenta. La loro amicizia continuerà, durerà nel tempo attraverso le letterine. Una storia o una favola? Passano dieci anni e ritorno in India. Rivedo, in quell'occasione, molti dei bambini adottati allora, ormai grandi. In particolare incontro con un’emozione, da lui condivisa, Chinna Babu al quale consegno una lettera. Indovinate di chi? Chiaramente... di Chiara! Ma c'è di più. Fra le tante notizie che ricevo dai ragazzi sui loro studi, mi sorprende quella relativa alla scelta di Chinna Babu: studia scienze dentarie, proprio come il papà di Chiara! E c'è ancora di più! Una nota di grande sensibilità: a mia moglie viene consegnata una rosa rossa. E’ un pensiero di Chinna Babu che chiede, in quell'occasione, che una volta in Italia noi ripetiamo lo stesso gesto gentile con Chiara. La storia di Chinna Babu continua, perché negli anni sono rimasto in contatto con lui.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto relative al viaggio e un piccolo filmato.

Continua.....

 

29) Gennaio 2013

Dopo la parentesi “fiabesca” mi è gradito ritornare sulla figura di Chinna Babu, raccontando, in questa e nelle successive puntate, gli incontri con lui avvenuti nei miei due successivi viaggi indiani (2013 e 2018). Partirei dal primo: quali sono stati gli aspetti più coinvolgenti di quell‘incontro? Per me, ve lo confesso, cari amici, la risposta non è difficile, e il perché si può intuire facilmente. Certo, potrei parlare subito di Chinna Babu, ma lo farò solo tra poche righe per un preciso motivo: non che l'incontro con Goli, Anusha, Palli Venkateswar, ecc… non sia stato emozionante, ma - lo ammetto - è stato quello con Chinna Babu e Raju Dola a colpirmi maggiormente perché si sono presentati, quella volta, non da soli ma con le fidanzate. E, credetemi, non si è trattato della solita presentazione, un po' freddina e formale, ma di un gesto che rivelava, ad un tempo, la gioia e l'orgoglio dei due giovani nel mostrarci i momenti di vita più intensi per loro: la scelta della donna della loro vita e la volontà gioiosa di incontrarmi insieme a loro. E non lo dico, questo, per una forma di vuoto orgoglio, ma perché quel gesto evidenziava un affetto e una gratitudine che potrei anche definire filiale. Sì, essi riconoscevano in me, in quel modo, una figura paterna. Questo, cari amici, non poteva non riempirmi di gioia.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto scattate in India relative al viaggio.

Continua.....

 

30) Gennaio 2013

Ho già accennato l’ultima volta, al fatto che quell'incontro ha avuto più di un aspetto coinvolgente, non solo dal punto di vista emotivo-sentimentale, ma anche (e forse soprattutto) da quello della riflessione sul valore educativo di quella esperienza: per loro e per noi. Mi riferisco all'intervento che Chinna Babu (all'epoca ventisettenne) ha fatto, rivolgendosi ai bambini che, nel collegio di Amalodbhavi, avevano in un certo senso preso il loro posto. Il cuore di questo intervento era il seguente: “Non sciupate questa preziosa opportunità che vi offre l'attività del Gruppo Missioni, che rappresenta così bene la solidarietà italiana. Questo significa che il vostro compito - per il vostro avvenire - è impegnarvi con convinzione e continuità nello studio, che è l'unico strumento capace di sottrarvi a una condizioni di difficile precarietà”. Io, lo confesso, ascoltavo quasi commosso le parole di Chinna Babu e di Goli mentre osservavo i volti seri e attenti dei bambini: in cuor mio, sapevo anche perché. Perchè quelle parole non erano soltanto parole, ma una vera e propria testimonianza, dietro la quale c'erano fatti, e che fatti: Chinna Babu, nel frattempo, era diventato medico-odontoiatra, Goli insegnante (proprio come “mamma Eddy”), Raju Dola ingegnere informatico, attualmente impiegato con un ruolo importante a Silicon Valley. Che lezione di vita per quei bambini!

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto scattate in India e due video relativi al viaggio.

Continua.....

 

31) L'intervallo di tempo tra i due viaggi (2013-2018)

Abbiamo registrato, nella puntata precedente, il “protagonismo” di Chinna Babu e la sua testimonianza esemplare agli occhi dei bambini e miei. “Protagonismo” che non si è esaurito in quel momento, ma è continuato in altre forme, sempre però con le stesse motivazioni di solidarietà. A cosa mi riferisco? Ad alcuni nuovi momenti della vita di Chinna Babu, che ne documentano la significativa evoluzione dal punto di vista umano e professionale. Come sono venuto a conoscenza di quanto detto sopra? Grazie all'immediatezza, all’efficacia e alla forza comunicativa del web e della fotografia (a proposito, posso dire che di foto sono un vecchio appassionato?). Quali le immagini che mi ha trasmesso? In sintesi: tappe importanti della sua vita di uomo e di professionista: foto del suo matrimonio con Yebhita, che avevo conosciuto da poco, immagini di lui insegnante di radiologia all'università di St. Joseph Dental, la foto della figlia Santhosha Kumari e del secondo figlio Nishikanth (con che gioia mi sono sentito ancora nonno!), poi ancora dei video e foto di lui che nel suo tempo libero pratica assistenza odontoiatrica, naturalmente gratis, a favore delle persone bisognose del suo villaggio di origine. Inoltre, immagini di lui che insegna ai bambini le tecniche di pulizia orale, fornendo loro anche semplici ma indispensabili spazzolini da denti. Come si può vedere da questo elenco, l'intervallo di tempo tra i due viaggi (2013-2018), si è rivelato particolarmente ricco dal punto di vista della crescita umana di Chinna Babu e da quello della informazione pervenutami, sulla base della quale ho provato una gioia intensa e motivata: il giovane indiano, aiutato da piccolo, era cresciuto proprio bene! E dimostrava, quel che più conta, con le sue scelte di vita, di aver fatto proprio fino in fondo il messaggio partito dal nostro gruppo, di essere capace di rinnovarlo e di portarlo avanti nell'ambito della sua comunità. Si chiudeva, così, quello che si può definire un “circolo virtuoso”. E noi, non dovremmo essere contenti di tutto questo?

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto scattate in India e un video relativi al viaggio.

Continua.....

 

32) Il mio più recente viaggio in India (I°)

Gennaio 2018, ultimo viaggio: incontro con Chinna Babu, Goli, Anunsha ed altri. Ma è solo dell'incontro col primo che vi parlerò, per un esigenza di continuità con il racconto della sua storia. Quali elementi nuovi metterò in evidenza? Sostanzialmente i seguenti: mentre gli 800 bambini accolti nei vari collegi avevano ricevuto un dono uguale per tutti (zainetti fatti da noi acquistare in loco) e, in più, indumenti e materiale scolastico vario da riempire un valigione, per Chinna Babu, invece, l'amico Alvise Gasparini, aveva pensato a un dono speciale. Perché “speciale”? Perché consisteva in materiale professionale scelto, nuovo, l'ideale per la sua attività professionale, che, guarda caso, è la stessa del dottor Gasparini. L'idea era nata in lui dal forte interesse con cui aveva seguito la vicenda umana e professionale di Chinna Babu, interesse e conoscenza mediati dal racconto e dall'esperienza della madre, Paola Franzoso, per me preziosa compagna di viaggio, (anche, ma non solo, per la sua assoluta padronanza della lingua inglese, con cui ha facilitato per me la soluzione di tutti i problemi di comunicazione con quelle comunità). Descrivere la gioia di Chinna Babu alla vista di quegli strumenti, per lui preziosi, non è possibile con le sole parole: ma quella gioia l'hanno espressa i suoi occhi e il suo sorriso. Peccato non potervela mostrare attraverso foto di quel momento, ma potete credere a me che quel sorriso e quello sguardo sono ancora nella mia memoria e nel mio cuore.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto scattate in India relative al viaggio.

Continua.....

33) Il mio più recente viaggio in India (II°)

Era l'ultimo giorno di nostra permanenza in terra indiana. Atmosfera di grande festa. Balli, doni tipici come corone di fiori, turbanti, pashmine coloratissime, una pioggia di petali gialli su di noi, e, come “colonna sonora”, entusiastiche grida di gioia, musiche, canti, agitarsi di mani, sorrisi che, a dire il vero, ci facevano sentire più importanti di quello che eravamo in realtà. Davvero un'organizzazione perfetta, merito del vescovo Jaya Rao Polimera coadiuvato da padre Addanki Raju direttore del Social Service Centre, e da suore e sacerdoti sempre attivi e presenti in quanto nostri referenti nei vari collegi. Organizzazione molto coinvolgente, perciò molto apprezzata da tutti noi che, naturalmente, eravamo tutti presenti, al completo. Una partecipazione fortemente sentita da entrambe le parti, la nostra e la loro. Anche in altre forme, però, Chinna Babu ha manifestato la sua sensibilità e la sua matura personalità. Sono queste qualità - ne sono certo - che lo hanno spinto a voler condividere col Gruppo, attraverso la mia persona, l'orgoglio della sua tesi di laurea e delle sue pubblicazioni scientifiche (in numero di 3 fino a qualche giorno fa). Orgoglio da me condiviso particolarmente nel momento in cui ho ricevuto on-line tesi e articoli scientifici. Un bel modo, da parte di Chinna Babu, di farmi sentire “papà”: perché a chi si mostra il frutto finale del proprio lavoro di studente universitario se non ai familiari? E non siamo tutti noi del Gruppo Missioni i suoi familiari?

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto scattate in India relative al viaggio.

Continua.....

34) Riflessione

A questo punto, amici, che ne direste di un breve intervallo di riflessione all’interno di questo racconto. Immagino che vi stiate già chiedendo il perché. E’ presto detto: il dato che mi spinge a creare questo intervallo è il numero di messaggi pervenutici dall'India. Cresce, dunque, il numero di “segnali”, e non “segnali” qualunque, ma persone che abbiamo conosciuto e che non hanno dimenticato il nostro intervento e la nostra presenza laggiù. Meritano un intervallo! Ho notato con grande soddisfazione, mia e del gruppo, che il racconto dell'esperienza indiana sta raccogliendo molti apprezzamenti, per i quali -va da sé- ringrazio di cuore i nostri followers. L'aver registrato, poi, che tra gli apprezzamenti sono comparsi anche quelli provenienti dall'India, cioè dall'ambiente specifico del nostro intervento, non poteva che accrescere e rendere ancora più intensa la nostra gioia. Non certo, cari amici, per l'aumento quantitativo dei nostri “lettori” ma per la loro speciale qualità. D'altra parte, non è difficile comprenderlo: come non provare una gioia e una soddisfazione ancora più grandi quando, tra i nuovi followers, si leggono il nome e le parole di gratitudine dei giovani indiani e in qualche caso, dei loro familiari, amici e persino colleghi di lavoro? E’ un dato, questo, molto significativo per tutti noi, perché mette in evidenza una sintonia umana, morale, spirituale che non è certo meno importante degli aspetti più materiali e concreti nel nostro rapporto con quella realtà. Certo, hanno il loro peso, in questa corrispondenza, i media e la tecnologia, ma vorrei dire che, oltre tutto questo, è “protagonista” il più disinteressato sentimento di solidarietà, umanità e gratitudine. E noi non dovremmo essere contenti? Non dovremmo dire grazie a quell'umanità lontana nello spazio ma tanto vicina a noi idealmente?

Continua.....

35) Riprendiamo il racconto.

35) Riprendiamo il racconto La “verifica in loco” la prima, del 1994 non ci aveva dato nessuna brutta sorpresa, in un certo senso, anzi, ci aveva “caricato”: un motivo in più per non interrompere l'impegno preso. Portarlo avanti non fu, pertanto, difficile, direi che fu una decisione quasi automatica. Ma un ruolo niente affatto secondario lo ebbe la riunione di fine anno, nel senso che la stessa significativa partecipazione degli adottanti e di tutti gli altri partecipanti all'iniziativa, il loro entusiasmo si sono trasformati i vero e proprio elemento propulsivo, capace di facilitare e rafforzare il nostro già convinto orientamento: portare avanti il nostro impegno, coltivare quei rapporti attraverso un'azione sempre più consapevole e strutturata. Avevamo subìto, così, due “spinte” positive: la prima, tutta individuale e “interiore”, provocata dal viaggio in India e dalle intime emozioni che esso aveva prodotto in ognuno di noi; la seconda, proveniente dall'esterno, cioè dall'ambiente formato da tutti i partecipanti che esprimeva un'adesione sempre più convinta. Un apprezzamento per l'impegno profuso che ai miei occhi è apparso non solo lusinghiero ma anche; in certo senso, “produttivo”. Mi riferisco alla mia scelta (confortata, appunto, da quell’apprezzamento cui accennavo) di creare un “diapofilm” in dissolvenza incrociata, in grado di documentare al meglio i vari passaggi della nostra iniziativa: un lavoro che ha incluso le voci di Alberto, Francesca, Sonia e quella mia, con le nostre storie affidate ai racconti che già conosce. Il tutto, reso possibile da una tecnica che, all'epoca, era davvero l'ultimo grido: molto prima, evidentemente, degli ultimi ritrovati che, oggi, renderebbero molto più facile quel lavoro

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto scattate in India relative al viaggio.

Continua.....

36) Il primo importante progetto.

Ci furono altre conseguenze di quella esperienza “in loco”? Sì, certamente, e di non trascurabile importanza. Ci siamo meglio resi conto, infatti, delle necessità di quella comunità. Una conoscenza più precisa e puntuale che ci ha permesso di individuare, fra tutte, quella principale: la creazione di una nuova struttura da affiancare a quelle già esistenti, non propriamente ideali, come del resto ho già mostrato attraverso varie fotografie capace di ospitare ben 200 bambini ! Per la realizzazione di questo progetto, ci siamo avvalsi della collaborazione di varie personalità da noi coinvolte: il vescovo di Eluru John Mulagada, il direttore del Social Service Centre padre Moses (entrambi conosciuti in occasione della nostra visita) e, soprattutto padre Paschali con il suo aiutante seminarista Bala Reddy Godigunuri.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto scattate in India relative al viaggio.

Continua.....

37) La scelta del progetto.

Due, essenzialmente, le nostre principali richieste: poter ricevere ed esaminare più progetti per la realizzazione della nuova struttura a Darbhagudem e confermare la permanenza di padre Paschali nel collegio, con l'assunzione anche del ruolo di supervisore per tutta la durata dei lavori (domanda rivolta, naturalmente, al vescovo). Dopo aver visionato alcuni progetti, la nostra scelta (condivisa all'unanimità) è caduta su quello proposto dall'arch. Leonard Harper che seguirà i lavori con il suo personale qualificato e la manovalanza locale. Il direttore del Social Service Centre, padre Moses, sarà il nostro unico referente amministrativo. E la spesa? Fu, per la verità, abbastanza impegnativa, ma abbiamo potuto farne fronte grazie a una serie di nostre iniziative, come mercatini solidali, sagra di Carpenedo, lavori artigianali prodotti dalle donne del gruppo e soprattutto grazie a contributi che davvero possiamo definire provvidenziali, fra cui quello del patriarca di Venezia Marco Cé, che al nostro ritorno dall’India ha voluto conoscerci.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto scattate in India relative al viaggio.

Continua......

38) Impegno, responsabilità, trasparenza.

L’andamento dei lavori per la nostra struttura è stato seguito con partecipazione davvero viva; come davvero grande è stata l’attenzione con cui si è guardato a tutti gli aspetti della realizzazione del progetto. E questo sulla base di due elementi fondamentali, direi “portanti”, di cui il primo è stato senza dubbio la fedeltà al nostro motto (impegno, responsabilità, trasparenza, (del resto, quale migliore occasione per verificare nel concreto questa volontà di mettersi in gioco?); Il secondo è stato l'elemento sentimentale ed umano, il desiderio cioè di rivedere appena possibile i ragazzi conosciuti nel primo viaggio, che tutti ricordavano con affetto. E così, dopo il viaggio intrapreso nel 1997 per firmare la tutta la documentazione relativa al progetto, per altri due anni, alcuni aderenti al nostro gruppo si sono fatti carico dell'impegno di andare in India a verificare sia la contabilità, sia l'andamento dei lavori, dalla posa della prima pietra alla festosa commovente inaugurazione della struttura.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto scattate in India relative al viaggio.

Continua......

39) 18 novembre 1997 Le fasi della celebrazione per l'inizio dei lavori.

Potevamo non dedicare un'attenzione particolare all'esecuzione di tutto ciò che consideravamo - ed era - assolutamente necessario per qualificare la nostra presenza e la nostra azione? Certamente no. Infatti, lo dico con consapevole orgoglio a nome di tutto il gruppo, l'andamento dei lavori per la nostra struttura è stato seguito con partecipazione davvero viva. Tutti gli aspetti della realizzazione del progetto sono stati sottoposti da noi ad una “occhiuta”, attenta valutazione (nell'ambito, va da sé, delle nostre competenze). infatti, già nel 1998 Alberto, Antonella e Francesca sono ritornati per la celebrazione della posa della prima pietra: è toccato, in questo caso, a loro “l'onore” e il privilegio di assistere ad un momento particolarmente significativo per la cultura indiana (come poi cercherò di spiegare).

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto scattate in India relative al viaggio.

Continua......

40) 1998 la TECNICA della posa della prima pietra.

Non ritorno per caso a soffermarmi sulla tecnica e sulla simbologia ad essa collegata della posa della prima pietra nella comunità cristiana. Cominciamo dalla prima. LA TECNICA: appena realizzate le buche per le fondamenta viene inserita una prima grossa pietra sulla quale viene messa un po' di malta su cui si incide con la punta della cazzuola il segno della croce, gesto seguito dalla benedizione del vescovo. Ma il momento emotivamente più coinvolgente è quello dell'azione successiva compiuta individualmente da tutti i principali partecipanti alla realizzazione del progetto; azione che consiste nella rottura in un sol colpo!, di una noce di cocco sbattuta sulla pietra che ognuno posa, così che l'acqua del frutto ricada sulla pietra stessa (simbologia della fecondazione!)

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto scattate in India relative al viaggio.

Continua..... con la SIMBOLOGIA della posa della prima pietra.

41) 1998 la simbologia della posa della prima pietra (la noce di cocco).

LA SIMBOLOGIA: Per comprenderla a fondo, bisogna tener presente che la noce di cocco è considerata come il frutto beneaugurante della prosperità. E questo per tutte le sue componenti: l'acqua che rinfresca, il gustoso nocciolo dalle proprietà nutritive e utile anche per l'estrazione dell'olio, la fibra esterna utile per il cordame che l'imbottitura di cuscini e materassi il guscio tagliato utilizzato utilizzo per Tazze e ciotole. e non solo il frutto, Ma la stessa pianta (tutta!) serve molto, come ben sanno i poveri: le loro capanne sono costruite con il legno del tronco e ricoperte con le foglie. Con questi innumerevoli usi, la noce di cocco partecipa attivamente in ogni aspetto della vita culturale dell’India.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto scattate in India relative al viaggio.

Continua......

42) Impegno

L’andamento dei lavori per la nostra struttura è stato seguito con partecipazione davvero viva; come anche grande è stata l’attenzione con cui si è guardato a tutti gli aspetti della realizzazione del progetto. E questo sulla base di due elementi fondamentali, direi “portanti”, di cui il primo è stato senza dubbio la fedeltà al nostro motto (impegno, responsabilità, trasparenza, del resto, quale migliore occasione per verificare nel concreto questa volontà di mettersi in gioco?; il secondo è stato l'elemento sentimentale ed umano, il desiderio cioè di rivedere appena possibile i ragazzi conosciuti nel primo viaggio, che tutti ricordavano con affetto. E così, per quattro anni, alcuni aderenti al nostro gruppo si sono fatti carico dell'impegno di andare in India a verificare sia la contabilità, sia l'andamento dei lavori, dalla posa della prima pietra alla festosa commovente inaugurazione della struttura. Confesso che ancora oggi ricordiamo con gioia il momento in cui il nastro fu tagliato da Luciano, uno di noi!

Cliccando qui: Facebook. potete vedere un video realizzato in India durante il nostro viaggio.

Continua......

43) Le arance e la bambina (1)

Ma davvero potrei dire che questo racconto esaurisce tutti gli aspetti (anche quelli più personali) di quella intensa esperienza? Direi proprio di no! E, proprio a proposito dell'intensità di alcuni di quei momenti vissuti in prima persona, vorrei raccontare due “episodi” che hanno molto impressionato, mia moglie e me. Il primo: stiamo curiosando, subito dopo l'arrivo ad Hyderabad, tra le bancarelle lungo un'arteria molto trafficata. Siamo attratti dai vari colori e odori che si diffondono nell'aria. Ma sono i colori sgargianti di frutta, verdura e spezie che ci colpiscono di più. Non resistiamo alla tentazione di comprare delle arance. Ne sbuccio una per assaggiarla, ed ecco che, voltandomi, incrocio lo sguardo sorridente di una bambina di quasi dieci anni: Mi colpiscono i suoi profondi occhi scuri e una guancia leggermente deturpata: E’ questo il primo contatto con quella creatura. Il momento, però, più significativo ed emozionante è quello successivo.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto scattate in India relative al viaggio.

Continua.......

44) Le arance e la bambina (2)

Il momento, però, più significativo ed emozionante è quello successivo. Cosa accade? Accade che, istintivamente, offro alla bambina una bella arancia che lei raccoglie, porgendomi la manina con un sorriso dolcissimo. Subito dopo, destreggiandosi nel traffico caotico, la bimba attraversa la strada, voltandosi ripetutamente verso di me sempre con quel sorriso che ringraziava senza parole. La seguo con gli occhi e noto che, una volta giunta al di là della strada, lei chiama gli amichetti (o fratellini?) più piccoli per dividere con loro il frutto e renderli così partecipi della gioia per il dono ricevuto. E’ per me un attimo, ma non riesco, in quel momento, a non pensare ai nostri bambini che hanno tutto e che non sempre mostrano una simile generosità e spontaneità. Intanto il giro “turistico” del gruppo tra le bancarelle continua. Intanto a mia moglie e a me viene in mente l'idea di comprare un po' di frutta da offrire a quei bambini. La compriamo. Il giro è finito. Ritorniamo nel punto dove abbiamo incontrato la bimba. Ma non c'erano più né lei né gli altri bambini. Proprio in quel momento mi chiedo: chi ha regalato qualcosa a chi? La risposta non è difficile: Certo è, però, che da allora mia moglie ed io abbiamo sempre cercato di “cogliere l’attimo” per realizzare un’idea senza frapporre indugi. Ancora oggi diciamo grazie a quei bambini che, senza saperlo, ce l’hanno insegnato.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto scattate in India relative al viaggio.

Continua… con l'episodio "Il latte e la bambina"

45) Il latte e la bambina

Secondo episodio: è l'ultimo giorno della nostra permanenza in India. Nelle tasche del gruppo rimangono ancora parecchie rupie, delle quali bisogna disfarsi perché inutilizzabili al nostro ritorno. Cosa facciamo? La nostra attenzione è attratta da un bel negozio di antiquariato e di oggettistica di raffinata lavorazione in argento. Spendiamo tutte le rupie e usciamo tutti contenti degli “affari” fatti. E qui l'imprevisto: si avvicina a noi una bambina con in braccio una sorellina: porgendo la manina, ci chiede qualche soldo. Deve comperare il latte per la piccolina che ha in braccio. Per noi tutti un vero colpo. Ci guardiamo negli occhi, impotenti più che indecisi sul da farsi. Una sensazione amarissima che non ci abbandona. Ci pentiamo quasi dei nostri acquisti. Ancora una volta, come nel primo episodio, ci sentiamo “sconfitti”. Ma la lezione, questa volta, ci suggerisce di non buttare via con facilità quello che abbiamo, specialmente in un contesto di grande povertà e bisogni elementari. Finché esisteranno bambini e bambine come quelli dei due episodi narrati, questa lezione non può e non deve essere dimenticata. E' questa la foto della bambina?

 

Il gruppo

 

Non è la bambina dell'ultimo episodio, ma la sua espressione me la fa ricordare. Quanto numerosi sono i fanciulli con quei volti che esprimono, insieme, il dolore e una ricerca d'aiuto che, purtroppo, non sempre si riesce a soddisfare! L'India: paese sterminato e difficile, ma che non si lascia dimenticare!

Continua.....

46) La “parentesi” africana (che è stata, in verità, molto più che una “parentesi”)

A proposito di “racconti”, avverto l'esigenza di una piccola precisazione. La mia narrazione ha avuto fin qui un taglio che potrei definire “personale”, ma io vorrei che fosse chiaro che l'aggettivo “personale” non vuole alludere soltanto “ad avventure in prima persona, viaggi, incontri etc”, ma anche ad iniziative partite dal gruppo e sviluppatesi in Africa e poi nelle Filippine, iniziative che ho sentito altrettanto “personali”, per il coinvolgimento - se non fisico - certo umano e sentimentale che hanno stimolato. Quanto ci sarebbe da riflettere su questo termine di “persona”! Ancora di più, per l'idea che me ne sono fatta, per noi cattolici! Una riflessione che, confesso, mi ha fatto molto pensare all'importanza delle nostre responsabilità e, insieme, ai nostri limiti.

Continua....

47) In Africa!

Ma è ora di andare avanti. L'Africa è lì e ci aspetta. E con l'Africa “aspetta” anche il racconto di una nuova esperienza. L’”avventura” cominciò cosi. Del nostro gruppo sapete già, ma forse non tutti ricordano che, al nostro interno, operava Maria Letizia (Mariella) Scantamburlo. Sì, la compagna del compianto Sergio Gori, il dirigente Montedison assassinato dalle Brigate Rosse. E’ mancata qualche anno fa, ma posso ben dire che vive tutt'ora la sua ricca, preziosa eredità: l'interesse profondamente umano e l'apertura culturale verso il mondo africano. Alla loro base c'era, evidentemente, un fortissimo senso della solidarietà: un fondamento capace di far fronte alle innumerevoli difficoltà e miserie del mondo. Ed ecco la scintilla iniziale: ad un incontro serale del gruppo, Mariella porta alcune foto di bambini africani. Le mostra e, subito dopo a caldo domanda se, da parte nostra, c'è la possibilità di aiutarli (proprio come i bambini indiani).

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto scattate in Africa relative al viaggio.

Continua....

48) Conosciamo Daniele!

Ma questa “ricostruzione storica” sarebbe incompleta se, accanto a quello di Mariella, non registrassimo anche il nome (altrettanto importante!) di Daniele Schiavinato, imprenditore di Montebelluna e allenatore della squadra locale di basket. Daniele, a un certo punto della sua vita, lascia tutto e si reca in Africa (Kenya) per stare vicino e aiutare il fratello missionario. Comincia a delinearsi, così, la rete dei rapporti africani, che rendono possibile l'ideazione di un progetto. Per verificare la possibilità di realizzazione, Mariella invita alcuni del nostro gruppo a pranzo, a casa sua. E proprio lì, in quell'occasione, abbiamo conosciuto l'amico Daniele, conoscenza in seguito approfondita. Soprattutto, abbiamo appreso, anche nei particolari, dei passaggi fondamentali della sua vita e del suo impegno umanitario nel sociale, in Africa. L'evoluzione, direi naturale, di questa conoscenza ci ha convinti a proporre subito, con fiducia, alla prima riunione serale del nostro gruppo. di estendere al Kenya il nostro progetto. La proposta è stata accolta molto favorevolmente.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto scattate in Africa relative al viaggio.

Continua......

49) Progetto Africa.

Come si è sviluppato, in concreto, il “Progetto Africa”? E in quali forme, dopo la conoscenza diretta di Daniele? Decisiva è stata la precedente esperienza in india. In che senso, e perché? Per un motivo fondamentale: la nostra volontà (e, per noi, la necessità) di acquisire una conoscenza diretta di quella realtà. Quale migliore strumento, allora, di un viaggio nel cuore dell'Africa, è precisamente alle pendici del Monte Kenya, dove operava Daniele, nella missione della Consolata (nel distretto di Meru)? Abbiamo ritenuto che questa potesse essere l'occasione per una significativa apertura, da parte del nostro gruppo, al mondo giovanile. Hanno dato la loro adesione al “Progetto Africa” gli scout del clan “UNO NESSUNO CENTOMILA” della nostra parrocchia. Come era auspicabile, il Progetto ha avuto uno sviluppo apprezzabile in termini di esperienza di vita (del tutto nuova) per i ragazzi partecipanti. Su questo punto, certo, sarà necessario fornire più dettagliate informazioni. E allora, cari amici, a presto.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto scattate in Africa relative al viaggio.

Continua......

50) Progetto Africa (Preparativi)

Il progetto va avanti! Come? Va ricordato che, In un primo momento, Daniele ci aveva proposto di realizzare l'ampliamento, con alcune aule, della scuola di Mujwa. Sorgeva però un altro problema: gli scout avevano dato la loro disponibilità per questo progetto, ma non era giusto che le spese del viaggio (e che viaggio!) se le accollassero le loro famiglie. C'era una soluzione? Noi l'abbiamo trovata. Abbiamo fatto in modo che la sagra di Carpenedo del 2003 diventasse, con il successo garantito da tutti i volontari del gruppo e non, la finanziatrice, in buona parte, del viaggio aereo. Dico “in buona parte” e non “interamente” perché gli scout, coerentemente con i loro principi, si sono autofinanziati. Anche per questo meritano un elogio. Certo non erano abituati al lavoro con pala e piccone, ma - con tanta pazienza - si sono sottoposti a un “corso” di apprendimento dell'uso di questi strumenti (indispensabile per la costruzione di quelle aule). E’ giusto, per noi, cogliere questa occasione per dare ancora una volta atto a questi giovani della loro disponibilità e buona volontà. Ne parleremo ancora. Anzi, per la verità, ne parleranno loro.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto dei preparativi al viaggio.

Continua.....

51) Progetto Africa (I protagonisti)

Dunque, come promesso l'altra volta, la parola ai giovani scout. Si tratta di una “parola” che essi stessi hanno affidato a un “diario di bordo”: ad esso farò riferimento dal momento che l'ho conservato. Attingerò a quelle pagine con l'obiettivo di ricavarne l'essenziale e di documentare al meglio, anche con immagini, quella loro preziosa esperienza negli aspetti che gli stessi protagonisti hanno voluto registrare giorno per giorno. E, naturalmente, cercherò di cogliere le parti salienti del testo, selezionando i brani più significativi e concentrandomi sulle riflessioni dei giovani e sulle loro attività giornaliere. Ecco perché, dalla prossima puntata, ricorrerò a uno schema che contenga e mostri con chiarezza i passaggi fondamentali di quelle giornate. Ed ecco i protagonisti di questa meravigliosa esperienza: i capi scout Ilaria e Francesco con Agnese, Alice, Ambra, Anna, Elisabetta, Martina, Sara, Silvia, Giuseppe, Matteo, Nicola e Riccardo. Per il Gruppo Missione hanno partecipato al viaggio: Adriana, Anna, Luciano, Mauro e Ferruccio. Si parte...

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto dei preparativi al viaggio.

Continua.....

52) Progetto Africa 2004

Ed ecco lo schema.

Prima della PARTENZA. Dubbi e certezze dei partecipanti: alla certezza del punto di partenza corrispondono i dubbi sul punto di arrivo, non senza qualche timore legato agli imprevisti che si sarebbero presentati. Ma presto appare chiaro che le difficoltà possono essere anche psicologiche, interiori. Non è facile trovare subito “la forza per partire e affrontare un'esperienza del genere”. Dall’interiorità viene fuori la soluzione, che consiste “nell'avere desideri grandi, della volontà di raggiungere la meta, dal sapere sperare, dal non dare nulla per scontato, dall'aver voglia di sapere e conoscere e scoprire”. L'attrezzatura materiale e spirituale per la partenza è pronta. Pronti si parte...

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto dei preparativi al viaggio.

Continua.....

53) Progetto Africa (dal libro di bordo scout)

MUJWA 23.07.04

Dopo 6.638 Km di volo ed una notte passata nella capitale Nairobi, eccoci pronti per ripartire alla volta del piccolo villaggio di Mujwa. Già di prima mattina siamo pronti per partire con due furgoni […]. Lo spettacolo però è fuori dal finestrino e siamo tutti già rapiti da questo paesaggio. […] Usciti da Nairobi il panorama cambia completamente: iniziano quelle distese di terra interrotta solo da qualche albero solitario. Attraversiamo alcuni piccoli villaggi, i mercati affacciati sulla strada principale; persone camminano o si muovono su biciclette caricate fino a scoppiare, altre sono ferme, sedute a guardarsi intorno…sembrano aspettare. Vediamo il fiume Tana, il più grande del Kenya e ancora tanta gente per la strada, in ogni momento, a tutte le ore…Ma d’altronde qui il tempo non esiste… La strada principale è asfaltata, ma senza indicazioni stradali; ad un certo punto prendiamo una strada sterrata… tre ore di polvere e terra rossa per arrivare finalmente alla missione di Mujwa. L’impatto è forte: […] Conosciamo qui una povertà mai immaginata. Ma l’accoglienza non poteva essere migliore, con tanti sorrisi e grande affetto. e tanti tanti bambini dagli occhioni grandi che corrono intorno a noi pieni di curiosità. Verso sera…indossiamo pantaloni e maglie a maniche lunghe, per combattere le terribili zanzare e anche un po’ il freddo…Stremati da questo lungo viaggio e col pensiero alle novità che ci aspettano, ci diamo la buonanotte. A domani

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto dei preparativi al viaggio.

Continua......

54) Progetto Africa (dal libro di bordo scout)

MUJWA 24.07.04

Sveglia alle 6.00, rintocco di campane e un coro gospel al femminile; alle 10.00 siamo partiti alla volta della città. 5 Km di cammino nella rossa terra africana, il primo vero contatto con la popolazione: i bambini spuntano dagli sterminati campi di banano, non si vedono le capanne ma si percepisce la loro presenza... ci inseguono, un po’ impauriti un po’ divertiti… sempre più gente cammina in fianco a noi. La strada è lunga, la natura che ci circonda è qualcosa di unico: il verde, i banani, il cotone, il caffè…e poi Dio. Dio negli occhi di chi incontriamo, Noi in braghette maglietta felpa calzini pedule bandane zainetti occhiali da sole, in fianco bambini scalzi… tutti. Arriviamo al villaggio di Nkubu; uno dei paesi che i turisti non vedono. Anche qui il mercato, gente, povertà ma allegria, gioia di vivere, tanti sguardi incuriositi… gli unici bianchi siamo noi. È ora di pranzo, prendiamo il Matato: 20 minuti di strada, in 18 su di un pulmino non esattamente revisionato (!!!) da 14 posti!! …si arriva a Meru: l’accoglienza per il pranzo è speciale, una scuola ci lascia un’aula intera tutta per noi. Ore 15.30, si torna alla missione.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto dei preparativi al viaggio.

 

Il gruppo

Continua....

55) Progetto Africa (dal libro di bordo scout)

MUJWA 25.07.04

La domenica del compleanno di Alice!!! Sveglia alle 8.00, alle 9.00 c’è la Messa. La cerimonia però non comincia fino a quando la chiesa non è gremita di gente. Intanto noi ci sediamo e rimaniamo in attesa. La messa ha inizio con l'ingresso di una fila di bambini che ballano gioiosamente e cantano inni al Signore. Ma è tutta la messa che è accompagnata Da musiche, canti e suoni. Tutti sono vestiti a festa, l'atmosfera gioiosa si prolunga anche dopo la fine della celebrazione: gli adulti fanno quattro chiacchiere fra loro, i bambini giocano con noi sul prato ed esprimono tutta la loro curiosità, toccandoci le mani, i capelli, e - naturalmente! - la nostra pelle bianca. Una vera festa in nostro onore! Quale contrasto tra le loro condizioni di vita e la gioia spensierata e spontanea che esprimono! Quanto diverso, però, sarà il pomeriggio di quella giornata: ne parleremo la prossima volta.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto dei preparativi al viaggio.

Continua......

56) Progetto Africa (dal libro di bordo scout)

MUJWA 25.07.04 parte seconda Visita a un Cottolengo africano. Partenza alle 14,30. Tutti sul pick-up di Daniele con occhiali e bandane per proteggerci dalla polvere rossa caratteristica di quella terra. Meta: l'ospedale italiano del Cottolengo, il Chaaria Catholic Dispensary. Accoglienza come sempre fantastica, ma la realtà è terribile. Qui facciamo la conoscenza di due preti torinesi, fr. Beppe Gaido (medico) e fr. Giovanni che assieme ad un ex capo reparto scout assistono una quantità di persone stipate in poche camere. Soffrono di una malattia comune a tutti: la povertà. Osserviamo il reparto delle mamme malate di AIDS, la clinica, la sala operatoria (che è una stanza come le altre), quella dentistica, quella della fisioterapia, la sala d'attesa e - spettacolo assai doloroso - i bambini sieropositivi. C'è uno spazio per i ragazzi disabili che, in quanto tali, vengono abbandonati dalle famiglie appena nati. Un figlio disabile sarebbe un peso tragico, insopportabile per la madre che lo abbandona, proprio come fa anche con il primo figlio avuto prima del matrimonio per assicurarsi della propria fertilità. Egli altri figli? Il primo figlio maschio è l'erede, il simbolo della famiglia, tutti gli altri - maschi e femmine - sono utili per il lavoro e il mantenimento della famiglia stessa. Delle malattie che li affliggono parleremo la prossima volta, Su youtube potete vedere com’é oggi il Chaaria Mission Hospital.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto dei preparativi al viaggio.

Continua......

57) Progetto Africa (dal libro di bordo scout)

MUJWA 25.07.04 parte terza: Malattie, povertà, impegno.

La giornata di domenica, trascorsa nell'ospedale del Cottolengo, ci ha aperto gli occhi su una realtà inimmaginabile. A cominciare dalle malattie: la malaria, che arriva con le piogge e uccide ancora tanta gente. Ad aggravare la situazione è però la ignoranza, oltre - naturalmente - alla condizione di spaventosa povertà, come ci spiega il prete. È incredibile per noi il modo in cui quei poveretti affrontano la lotta con la malattia: giorni di marcia a piedi per mancanza di mezzi e/o di denaro per pagarseli, lunghissima trafila per avere il sangue per una trasfusione. Difficoltà nel far comprendere l'importanza di avere “sangue di scorta“ fornito da parenti del malato. e magari la storia si chiudesse a questo punto, positivamente! No, perché la dura realtà fa sentire anche in questo caso il suo peso: i parenti “donatori”, sono essi stessi affetti da epatite e sieropositività, per tacere della cronica mancanza di denaro per pagare la quota minima richiesta. Ancora, come si vede, situazioni strazianti, che ci spingono a riflettere: il nostro aiuto può favorire un miglioramento della situazione, certo, ma sarà pur sempre una goccia. E allora? Ci dovrà essere la cultura, l'informazione, la scuola, il nostro IMPEGNO. Ce ne siamo convinti sempre più profondamente; in più tornando a casa, ci sentiamo un po' cambiati e pronti a RIFLETTERE ANCORA.

Buonanotte Clan

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto dei preparativi al viaggio.

Continua......

58) Progetto Africa (dal libro di bordo scout)

MUJWA 26.07.04 - Cominciamo a lavorare -

Le aule, indispensabili, sono il nostro principale obiettivo. Oggi, lunedì, cominciamo a lavorare. Alle 8 tutti in cantiere, pieni di voglia di fare e, tutti, con la nostra “magliettina da campo”. Registriamo subito qualche difficoltà di comunicazione con gli operai del posto, che ci provoca una vaga sensazione di inutilità dovuta alla nostra non perfetta comprensione di quali sono i nostri compiti. D'altra parte, basta poco per impugnare la pala e spingere carriole. Lo fanno anche le nostre amiche scout, ma gli operai locali non le guardano proprio di buon occhio. Siamo stanchi, ma la pausa pranzo di mezzogiorno ci ristora: pausa pranzo solo per noi! E gli altri? Continuano a lavorare attivamente, a piedi nudi, in mezzo ai calcinacci e al calcestruzzo. Alle 17, esausti, è già buio. Preghiamo: sentiamo che Dio ci è vicino e ci aiuta a dare una risposta ai nostri perché, che sono tanti e, qui, aumentano sempre più di giorno in giorno. Con la doccia serale ci laviamo e, in un certo senso, ci stacchiamo dalla nostra dura esperienza quotidiana: uno “stacco” che in loro, forse, non avviene. La loro è, Infatti, un'esperienza di vita che, nella sua insicurezza, non conosce pause. Sarà anche per questo che quel popolo mostra una grande vitalità e forza d'animo?

Un bacio al Clan.

Cliccando qui: Facebook. potete vedere alcune foto dei preparativi al viaggio.

Continua......

Se vuoi aiutarci subito clicca qui!

Se trovi interessante questa pagina, falla conoscere:

Segnala 'La nostra storia' su FaceBook Segnala 'La nostra storia' su Twitter

© Gruppo Missioni - Parrocchia di Carpenedo - Info