Parrocchia Ss. Gervasio e Protasio - Gruppo Missioni Terzo Mondo

Gente Veneta
20/1/2011

Pubblichiamo l'articolo che "Gente Veneta" ha dedicato alla nostra attività.

E' a Carpenedo la fabbrica delle adozioni

Dal 1993 ad oggi sono stati aiutati 2.024 bambini in India, in Kenya e nelle Filippine: al momento sono 1.005 i bambini sostenuti, di cui 912 regolarmente adottati e 93 ancora a disposizione. Sono solo alcune delle cifre che rendono prezioso ed efficace l'impegno per le adozioni a distanza del "gruppo missioni Terzo Mondo" della parrocchia Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo.

Lo scorso 18 dicembre questo gruppo di volontari ha fatto il punto della situazione a conclusione di un anno, e ha dato visibilità ai propri "sponsor" dei progetti in corso. E sono tanti: molti già completati, alcuni in corso, altri continuativi. Tutti con un'unica " mission": che i soldi dati per i bambini e per i progetti vadano proprio lì.

Nessuna dispersione. Il vantaggio e il merito di questo gruppo, infatti, come ci spiega Gianni Scarpa, uno dei fondatori insieme ad Andrea Groppo, è che si tratta di «una trentina di volontari della parrocchia, il cui apporto è al cento per cento gratuito». Inoltre, essi non fanno riferimento ad associazioni internazionali, spesso macchine burocratiche dispendiose e dispersive, ma direttamente a persone del posto, con cui hanno avuto un contatto speciale e alle quali hanno deciso di dare fiducia e responsabilità. In India, ad esempio, il Paese in cui il gruppo opera maggiormente, il referente è il direttore del Social Service Center, una sorta di Caritas locale. Nelle Filippine c'è la presenza carismatica della suora canossiana Laura Piazzesi, di origine mestrina, mentre in Kenya vive Daniele Schiavinato, laico, che aveva una falegnameria a Montebelluna ed era allenatore di pallacanestro e periodicamente andava a trovare il fratello missionario in Kenya, fino a che decise di mollare tutto e trasferirsi lì, aprendo una falegnameria.

Controlli. Ogni volta che viene valutato un progetto e si sceglie di avviarlo, viene mandata ai referenti una prima parte dei soldi con cui cominciare; poi vogliono vedere le foto di quanto realizzato e successivamente, avendo ottenuto le garanzie necessarie, inviano la restante parte dei soldi.

È anche possibile che qualcuno del gruppo vada sul posto di persona, autofinanziandosi il viaggio, e questo ha rappresentato spesso anche l'occasione per i genitori adottivi di conoscere i propri protetti.

Un migliaio di sostenitori. Oltre alla trentina di persone che lavorano attivamente, con mansioni diverse anche a seconda della disponibilità, all'interno del gruppo, ci sono poi 950 sostenitori che contribuiscono alle attività: la pubblicizzazione e la promozione del gruppo avvengono grazie al passaparola. «La base è la parrocchia di Carpenedo», racconta Gianni Scarpa. « Ognuno che parla di noi ci mette la faccia e così diventa più accattivante l'approccio all'adozione a distanza; per esempio da alcuni anni anche al Lido di Venezia, nella parrocchia di don Cesare, Sant'Ignazio di Loyola, facciamo una riunione come questa e una giornata di condivisione». Con le adozioni si arriva poi fino a Siracusa, e c'è chi si è trasferito ad Amsterdam che potrebbe fare un po' di pubblicità anche lì.

Nel corso dell'anno si fanno poi altre attività: ad esempio è stato realizzato un concorso fotografico in collaborazione con "Trekking Italia" e il rifugio Dal Piaz; la partecipazione era gratuita e le foto sono state messe in vendita. Un'altra attività è quella delle bomboniere solidali: c'è chi le sceglie in occasione di matrimoni, battesimi, anniversari per fare un gesto di solidarietà in un momento speciale.

Progetti. Quest'anno, tra i progetti portati a termine, c'è la qualificazione dell'ostello di Moghaltur, il cui direttore è un sacerdote indiano che ha studiato presso il Marcianum di Venezia e che ha chiesto aiuto perchè l'ostello era fatiscente e i bambini si trovavano spesso sott'acqua: «Abbiamo rialzato il terreno perché l'acqua non ristagni e non porti malattie», spiega Gianni. «Abbiamo rifatto i solai, intonacato il tetto, installato l'impianto elettrico, creato a parte una piccola sala da pranzo per i bambini e dipinto la parte nuova e vecchia, infine abbiamo messo un generatore per la corrente che lì dura poche ore e un purificatore d'acqua, il tutto per 10.200 euro».

Un orfanotrofio. I soldi non è difficile raccoglierli: il passaparola e lo zampino della Provvidenza sono aiuti costanti; oltretutto con un piccolo ammontare di denaro si può fare molto in questi Paesi. Due anni fa con 30.000 euro è stato creato un orfanotrofio in Kenya di cui il gruppo va molto fiero; è il Children's Home St. Patrick: circa 60 bambini fino a 15 anni sono seguiti dal supervisore, Daniele Schiavinato, e da alcune signore stipendiate. «La gente va in processione per vederlo perché non sono abituati a cose del genere lì», dice Gianni.

Solidarietà per festeggiare. Tra i progetti in corso, è già cominciata la costruzione di un politecnico per permettere ai ragazzi di imparare un mestiere in quanto in Kenya non c'è manodopera qualificata. Una volta conclusa la costruzione il governo metterà gli insegnanti e i genitori si faranno carico delle eventuali manutenzioni. Ci saranno lezioni di falegnameria, taglio e cucito, meccanica e idraulica mentre sotto una tettoia al centro dell'edificio ci saranno corsi di edilizia. Come sono arrivati i soldi per questo progetto? Attraverso la donazione di un privato e una coppia che ha festeggiato il proprio anniversario di matrimonio e ha scelto di non ricevere regali dai propri amici ma di far fare in cambio una donazione al gruppo.

Nelle Filippine. Un altro progetto per il 2011: nelle Filippine l'anno scorso in questo stesso periodo c'è stato il passaggio di due tifoni nella zona in cui operano suor Laura e le sue consorelle e molte case sono state abbattute. «Sono stati mandati dapprima 2.500 euro - dice Gianni - e a distanza di un anno stiamo cominciando la costruzione di case per questa gente. Insieme a un'altra società solidale faremo 40 alloggi, ognuno del costo di 1.710 euro. Noi abbiamo già i soldi per quattro alloggi: una volta che vedremo le fotografie manderemo la restante parte dei soldi. Creeremo un nuovo villaggio: una comunità in cui gli abitanti siano liberi di praticare la propria fede religiosa e in totale autonomia».

Il neo-ingegnere che a sua volta adotta. Tra i progetti continuativi, si ricorda in particolare il sostegno agli studi superiori: l'adozione a distanza infatti si interrompe per chi finisce di studiare, ma in questo modo, in India, è possibile oltre ai 155 euro all'anno - la spesa per un'adozione a distanza con il gruppo - di seguire, controllando l'andamento scolastico del ragazzo, anche gli studi superiori.

È significativo sapere che tra i ragazzi che hanno avuto questa possibilità c'è chi ha scelto lo stesso mestiere del proprio padre adottivo e chi, oggi ingegnere informatico di una delle più grosse industrie automobilistiche indiane, ha detto: «Sono qui per merito di due persone: di Dio e del mio genitore adottivo». Ora lui stesso, in un bellissimo circolo virtuoso, aiuta altri cinque bambini a crescere.

Per chi vuole avere ulteriori informazioni anche per eventuali donazioni visiti il sito internet: gruppo missioni terzomondo

Laura Campaci

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