Parrocchia Ss. Gervasio e Protasio - Gruppo Missioni Terzo Mondo

Gente Veneta
22/12/2007

Pubblichiamo l'articolo che "Gente Veneta" ha dedicato alla nostra attività a dicembre 2007.

Ottocento genitori a distanza: 1500 bambini ricevono aiuto

C'è una sensazione che è rimasta impressa nei ricordi, e che Mario non esita a rievocare: «Cosa ricordo di più di quei bambini? Una stretta di mano come questa», dice afferrandoti il braccio con forza. «Loro è così che ti prendono, ti circondano, e non ti mollano più».Ti chiamano "mamma" e "papà", anche se l'India, come il Kenya, sono distanti migliaia di chilometri dalla parrocchia di Carpenedo, dove alloggiano questi "genitori di secondo grado". Si sentono voluti e pensati anche se non hanno mai visto, nella maggioranza dei casi, chi li aiuta anno dopo anno nella scuola e nella vita in famiglia. Eppure il legame c'è e si sente.

In 800 per 1500 bambini

Questo raccontano le oltre 800 famiglie che, dal 1993, hanno adottato a distanza oltre 1500 bambini in India e in Kenya costituendo il Gruppo Missioni Terzo Mondo della comunità dei Ss. Gervasio e Protasio di Carpenedo. Un gruppo che ha fatto del sostegno a distanza di famiglie in estrema povertà la propria missione, e che lo scorso sabato 15 dicembre ha vistogli organizzatori prenotare la sala municipale dell'Ex Plip di via San Donà per potersi riunire tutti e fare il punto sulle adozioni e i progetti, anche attraverso una pubblicazione curata da Alvise Sperandio, Gianni Scarpa e Andrea Groppo, edita per raccontare nei particolari questa speciale esperienza parrocchiale. «Siamo nati nel '93 quasi per caso, abbiamo sposato il progetto di un collegio in India, e abbiamo deciso di gestircelo da soli», racconta infatti Andrea Groppo, responsabile operativo. Due sono stati finora i progetti seguiti, che hanno radunato famiglie, anziani e coppie di giovani della parrocchia, attivatisi attraverso il passaparola.Per primo quello del collegio nella regione di Andhra Pradesh, in cui in sei diverse sedi sono presenti le scuole rette dai sacerdoti cattolici della diocesi di Eluru: qui i tanti genitori adottivi di Carpenedo stanno sostenendo gli studi e la vita di circa 700 ragazzi appartenenti alla casta degli Intoccabili.

Dall'India al Kenya

Dal 2003 a questo progetto si è aggiunto quello kenyota presso un collegio gestito dai Padri della Consolata nella diocesi del Meru. « Nel collegio africano vengono raccolti, oltre ai bambini adottati presenti con le proprie famiglie, anche diversi ragazzi che prima vivevano come orfani nella foresta e che stiamo recuperando anche attraverso la costruzione di un nuovo collegio- spiega Andrea Groppo - già costruito per il 70 per cento in circa sei mesi e per un costo di 25 mila euro».Un progetto, quello africano,seguito da un missionario laico, Daniele Schiavinato, originario di Montebelluna e da anni presente in Africa, che da tempo cura gli investimenti e rendiconta prontamente due volte all'anno i progressi fatti al gruppo di attenti sostenitori di Carpenedo. «Proprio per verificare il funzionamento delle strutture che andiamo a sostenere, abbiamo cominciato ad effettuare dei viaggi: gestendo noi il sostegno alle comunità sappiamo come vengono investiti i finanziamenti, non è un caso che da dieci anni la quota che versiamo sia rimasta invariata, solo 155 euro all'anno»,spiega Andrea Groppo. «Tra quelli che sono partiti, a proprie spese, per i viaggi nelle missioni, c'è anche il campo vissuto da un gruppo di scout quindicenni di Carpenedo che si sono concretamente rimboccati le maniche per la costruzione di una scuola», ricordano anche Anna e Mauro De Adamo, marito e moglie recatisi di persona a salutare non solo il ragazzo da loro adottato, ma l'intera comunità del collegio nel Meru.

Dai bambini a chi li segue

Eppure in genere non mancano i dubbi sulla formula stessa dell'adozione a distanza: un'iniziativa utile davvero, o forse un modo per muovere più l'appagamento e i buoni sentimenti delle famiglie occidentali? « L'emotività delle persone punta sui bambini - risponde Andrea Groppo - ma man mano che passa il tempo noi cerchiamo di spiegare bene alle nostre famiglie quest'idea, che è cresciuta con noi. Non lasciamo nessun bambino solo, e sosteniamo in realtà soprattutto le famiglie, i sacerdoti, le strutture. Eppure l'adozione è importante, lo è sapere che c'è qualcuno che pensa a loro, quando spesso le loro stesse famiglie non lo fanno e sono lontane», precisa Andrea Groppo. Con questi presupposti, il gruppo di Carpenedo aggiunge ogni anno più di 100 nuove adozioni: «Ora ci piacerebbe seguire anche un collegio in America Latina». Un'azione missionaria a dir poco contagiosa, e che non ha ancora rinunciato.

M. P. S.

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